Il valore di un accordo: storia di un saldo e stralcio ben riuscito

C’è una crepa in ogni cosa.
E’ da lì che entra la luce.

Leonard Cohen

Ho scelto di raccontare la storia di un’operazione immobiliare (chiusa proprio nei giorni in cui scrivo) che, lato investitore – è quello che sono e che faccio – genera margini importanti. Margini veri, che nascono da competenza, tempismo, attenzione miticolosa e capacità di leggere le persone prima ancora dei numeri.

Ci tengo a precisare che non si tratta di occasioni colte al volo o di numeri strappati da qualcuno in difficoltà. Parliamo di un equilibrio delicato, che esiste solo quando tutte le parti coinvolte smettono di difendersi e iniziano a parlare davvero, per un obiettivo comune.

Quando una procedura esecutiva è agli inizi, la tentazione è quella di aspettare l’asta, lasciando che il tempo faccia il suo corso. Di assistere, da spettatori inerti, a quel lento e impersonale svuotamento di valore che trasforma una casa in un bene qualunque. E’ il momento in cui compaiono i curiosi, i cacciatori di affari, coloro che entrano negli immobili come turisti del disagio altrui. Un passaggio che, in questa storia, è stato volutamente evitato.

Qui la scelta è stata diversa: fermarsi prima. Ascoltare. Costruire un accordo quando ancora c’era spazio per farlo.

Abbiamo sospeso la procedura prima dell’asta. Non per eroismo, ma per intelligenza, seguendo una strategia ad hoc. Perchè c’è un momento preciso in cui tutti possono ancora trasformare il finale: ed è proprio lì, che entra la luce tra le crepe.

Ma vediamo nel dettaglio quali sono stati i vantaggi che ogni parte in causa ne ha tratto.

E partiamo proprio dal debitore.

Per l’esecutato, come viene definito in ambito legale, l’accordo che abbiamo raggiunto ha significato un dato di fatto inaspettato, ma fondamentale per il suo futuro: liberarsi completamente del debito.
Niente attese infinite, niente aste andate deserte, niente mesi (o anni!) trascorsi a convivere con una spada di Damocle che pesa più del mutuo stesso. Ma soprattutto, niente esposizione pubblica del proprio fallimento personale, che rappresenta forse la parte più violenta di tutta la procedura.

La casa non è diventata un palcoscenico. Non è stata attraversata da sguardi curiosi, da commenti fuori luogo, da quella strana e talvolta incompetente fauna che frequenta le aste con l’aria di chi sta attraversando un safari. Ci siamo fermati prima. Quando ancora c’era dignità da preservare e tempo da trasformare in soluzione. E ancora, è qui che entra la luce.

E per il creditore? Cambia la prospettiva, ma il principio resta lo stesso: la ragionevolezza paga più della speculazione.

Nella maggior parte dei casi, quando i crediti finiscono nelle mani di società che li acquistano a ‘pacchetti’, non c’è il minimo interesse nel trovare soluzioni con i debitori. Non si tratta di essere spietati. E’ il modello di business. Punto.

Questa volta, invece, la società in questione ha accolto una strategia differente: niente lungaggini, rischi e complicazioni derivanti dall’attesa del procedimento. Ha optato – nella consapevolezza che avrebbe probabilmente tratto più profitto dalla vendita all’asta – per il recupero del credito in tempi celeri, assicurandosi l’importo (seppur minore) nell’immediato e in totale sicurezza.

L’investitore? Eccoci giunti a ciò che ci riguarda più da vicino: operazioni come questa sono il motivo per cui continuo a svolgere questa professione con sempre più entusiasmo. E sono anche la prova che cervello e cuore sono alleati che viaggiano all’unisono.

Abbiamo acquistato l’immobile a forte sconto, sì. Lo abbiamo fatto con una struttura chiara, con numeri alla mano, con rischi calcolati. Ma soprattutto, lo abbiamo fatto senza distruggere ciò che ci stava intorno. Nessuna terra bruciata.

Ora l’esecutato ha tempo, tempo vero. Lo aiuteremo a trovare una nuova sistemazione, senza pressione, senza l’umiliazione di dover svuotare una casa sotto gli occhi di estranei. E noi, nel frattempo, lavoriamo sull’immobile, lo valorizziamo, lo rimettiamo sul mercato. Quando verrà rivenduto, il prezzo sarà quasi il doppio di quello di acquisto. Il margine ci sarà, come giusto che sia. E’ il compenso per aver trovato una soluzione ed averla realizzata con determinazione.

Questo è il punto che spesso sfugge: il valore non si estrae, si costruisce.

Una precisazione doverosa: interventi come questo sono realizzabili solo con la collaborazione di un team competente e allineato nei valori -da qui l’uso ricorrente del plurale- Il supporto del legale, ad esempio, è imprescindibile e merita un ringraziamento.

Il saldo e stralcio non è un colpo di fortuna, né una furbata.

E’ una disciplina.

E’ esattamente quella crepa da cui entra la luce.

E il risultato è questo:
un debitore libero,
un creditore soddisfatto,
un investimento profittevole.

E’ un’operazione che non lascia macerie dietro di sé. E l’unico vero affare che vale la pena raccontare.

AF

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Scrivimi e sarò felice di approfondire con te

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