DIARIO DI UN PASSAGGIO. Vivilo con me.

Sto lasciando qualcosa che funzionava per qualcosa che ancora non esiste

Solo cinque anni fa partecipavo alle primissime aste: adrenalina pura. Nel 2021 e 2022 mi aggiudicavo la bellezza di un immobile ogni due.

E, considerato il fatto che i veri affari in asta si facevano ben prima che io parlassi questa lingua, direi che non era affatto male.

Già, entrai in questo mondo a gamba tesissima.

Poi cambiò tutto: da un anno con l’altro il mercato smise di funzionare. Da un’aggiudicazione ogni due passai a una ogni tre, poi ogni cinque, poi ogni dieci. Hai capito bene, ogni dieci.

Concorrenza che si diffondeva come un virus.

E mentre lo scrivo – non posso più ignorarlo – ricordo che provai un misto di sconforto e delusione, ma anche di eccitazione e curiosità verso quello che mi aspettava.

Perché una cosa era certa: non sarei rimasto fermo ad attendere la resurrezione delle aste immobiliari.

Costruisco sempre qualcosa di diverso quando capisco che il mercato cambia e questa è stata la volta di trovare immobili nel libero mercato, negoziarli e gestirne i rendimenti per i miei clienti.

La verità? Funziona, e funziona bene. Lo faccio ancora oggi. Continuerò a farlo. E per i clienti è una comodità reale.
Unico punto critico: rogne a palate. Selezionare e gestire gli inquilini è un lavoro di immensa pazienza e responsabilità.

Ed eccomi qui, quindi, seduto ad un tavolo più grande. Con tutte le difficoltà che una sfida del genere ti sbatte in faccia.

“Scegli con cura quale dolore vuoi sostenere”, ho letto di recente in un libro. Ci sono frasi che restano addosso, che non è possibile ignorare, tenere fuori.

Questo, quindi, è il dolore che ho SCELTO di sostenere.

La domanda ad un certo punto arriva come un fulmine: pensi già ad alternative future?

La risposta, per ora, è semplice.
E scomoda.

Non lo so.

O meglio: non lo so ancora in modo definitivo. Ma so che se dovessi “annusare” qualcosa di funzionale, utilizzerò competenze, ne studierò altre e mi ri-appassionerò per tutelare chi lavora con me.

E forse è proprio questo il punto.

Ogni giorno è un oggi per me.

Sto entrando in una zona dove le operazioni sono più grandi, le variabili aumentano, gli errori si pagano di più.

E soprattutto: l’arte dell’improvvisazione non può più esistere.

Quello che so è che, oggi, non basta più “voler fare l’affare”.
Quella frase è finita. Inflazionata, proprio come la fetta di mercato che la ospitava.

Serve struttura.
Serve capitale.
Servono relazioni diverse.

E serve anche accettare una cosa che a volte mi infastidisce un pò:
tornare, in parte, principiante.

Studio operazioni che fino a poco tempo fa nemmeno guardavo.
Tagli diversi.
Logiche diverse.
Tempi diversi.

E il fatto di sentirmi fuori posto mi rende vivo. So bene che, alla lunga, diventerà la ‘nuova casa’.

Ma è esattamente lì che VOGLIO stare.

Sto mettendo a terra qualcosa che ancora non esiste.
Non è un progetto definito.
Non è un business plan perfetto.

È un altro passaggio.

Fatto di tentativi, errori, aggiustamenti continui.

E di una domanda che torna ogni volta che mi oriento al nuovo, allo sconosciuto:

sto alzando davvero il livello…
o sto solo complicando le cose?

Non ho ancora tutte le risposte.
Ma ho una direzione, e so che rendere abitudine ciò che mi mette alla prova, fa parte di me.

E per ora, mi basta.

AF

Vorresti saperne di più?

Scrivimi e sarò felice di approfondire con te

Articoli correlati